L’origine degli altri all’origine del mio anno. Com’è iniziato il vostro?

Aggiornato il: gen 8

L’origine degli altri di Toni Morrison l’ho divorato in un giorno all’inizio dell’anno. Qui vi racconto perché lei a 85 anni era più viva, attiva, sveglia e contemporanea di me.

Tre cose grazie a un libro solo. 1 > Ho scoperto Ta-Nehisi Coates. 2 > Ho conosciuto un nuovo modo di narrare l’Altro. 3 > Ho occupato tutti i momenti liberi della giornata senza la frenesia patologica di controllare i social sul telefono.

1 > Ta-Nehisi Coates è l’autore dell‘interessante prefazione al libro L’origine degli altri, di Toni Morrison, edizione Pickwick. Giornalista e scrittore americano, originario di Baltimora, ha scritto vari libri, fra cui mi sono segnato di leggere Tra me e il mondo. È scritto in forma di lettera, una lettera in cui Coates racconta al figlio teenager la propria infanzia a Baltimora, la paura quotidiana della violenza, l’uso significativo di crack che ha toccato anche le comunità afroamericane in USA durante gli anni ‘80.


L’ultimo libro che ho comprato nel 2019 è anche il primo che ho aperto quest’anno. L’ho preso a Bologna, alla Libreria Igor e s’intitola L’origine degli altri. Igor è una libreria unica, che sceglie accuratamente i libri che vende e distribuisce anche riviste letterarie. Quando ci sono entrato avevo quel desiderio che ti sale quando hai voglia di vedere un amico per fare due chiacchiere su qualcosa di interessante, di significativo. Non m’interessava cadere nei vortici emotivi di un romanzo. Ecco il motivo per cui ho comprato L’origine degli altri. Perché raccoglie riflessioni (e lezioni) di Toni Morrison riguardo al razzismo, alla razza, alle minoranze, alla migrazione. Ma mi sono dovuto ricredere a proposito dei risvolti emotivi. Ce ne sono anche qui, e forse sono ancora più forti perché le riflessioni dell’autrice riguardano fatti e persone reali.


2 > Un modo di narrare ciò che è diverso da noi che tende a esaltare le differenze, gettando luce positiva sulle proprie qualità e oscurando quelle del diverso.


L’origine degli altri è uscito nel 2017, quando Toni (dico Toni perché se condividi ciò che un autore scrive è come se fosse un amico, no?) aveva 85 anni e io 36. A quell’età avevo letto qualcosa di Hemingway, ma non mi ero mai accorto di quello che a Toni Morrison risulta ovvio rilevare.

Nel romanzo Avere e non avere, il protagonista è un contrabbandiere di rum che si chiama Harry Morgan. Quando Morgan parla in modo diretto all’unico personaggio nero sulla barca, lo chiama per nome, Wesley. Ma quando il narratore di Hemingway si rivolge al lettore, scrive negro. Toni Morrison dice: “non è chiaro perché il semplice nome del compagno non basti a far progredire, illustrare o descrivere la loro avventura - a meno che l’autore non intenda mettere in risalto la compassione del narratore per un nero, una compassione che potrebbe spingere i lettori a provare simpatia per il contrabbandiere”. Notiamo anche che il ritratto che viene fatto di Wesley qui è quello di un nero sempre intento a lamentarsi, debole e bisognoso dell’aiuto del suo capo, che guarda caso è bianco e ferito più gravemente di lui.


Questo è un estratto del dialogo tra Wesley e Morgan:


[…] e lui allora disse al negro: «Dove diavolo siamo?»

Il negro si tirò su per guardare […]

«Farò in modo che tu ti senta meglio, Wesley», disse. […]

«Io non riesco neanche a muovermi», disse il negro. […]

Diede al negro una tazza d’acqua. […]

Il negro provò a muoversi per arrivare a un sacco, poi si lasciò sfuggire un gemito e tornò ad abbandonarsi sulla schiena.

«Ti fa tanto male, Wesley?»

«Oh, Dio», disse il negro.


Come spiega bene Roberto Saviano nell’introduzione italiana a L’origine degli altri, il bianco nella letteratura americana della prima metà del ‘900 è considerato il locale, l’americano, mentre il nero è un personaggio che viene definito dal suo colore. “Quello che voglio dire è che se per tutti gli altri contano caratteristiche, dettagli specifici, similitudini, il colore nero della pelle annulla qualsiasi altra descrizione” (p. XV).


Ma al di là della letteratura, è ancora più potente - nel senso di impressionante - il modo in cui un giovane inglese altolocato del XVIII secolo, Thomas Thistlewood, annoti nel suo diario lo stupro seriale delle schiave che egli stesso perpetrava nella sua piantagione di zucchero in Giamaica. Toni Morrison esamina gli scritti di Thistlewood e ci mostra come “alternati a quelli sull’attività sessuale troviamo gli appunti sulla coltivazione, i lavori di manutenzione, i visitatori, le malattie, e via dicendo”. Leggere i diari di quest’uomo mostra come egli aderisse allo status quo senza alcuna perplessità. Non si interrogava sulla moralità della schiavitù, come pure non facevano molti suoi connazionali, ma si limitava a esistere nel mondo che aveva trovato e a registrarlo. Ciò che oggi chiameremmo stupro, a quei tempi era chiamato diritto del padrone e lui lo esercitava continuamente. Lo si ritrova in alcuni passi scritti in latino.


Il 10 settembre 1751 Thomas Thistlewood scrive nel suo diario:

«...attorno alle 10 e mezza del mattino Cum Flora, una kongo, Super Terram tra le canne, sopra l'argine, sul lato destro deI fiume, verso il terreno dei negri. Era andata a raccogliere il crescione. Dato mezzo dollaro spagnolo».


Il giorno dopo, alle prime ore del mattino, scrive:

«Intorno alle 2 di notte, Cum giovane negra, super pavimento, ai piedi del letto a nord nella stanza a est, 'sconosciuta'».


E alla data del 2 giugno 1760 leggiamo, tra l'altro:

«Ripulito attorno al mulino, messo a posto i cerchi per le botti, prelevato terra dalla pozza ecc. Pomeriggio, Cum L. Mimber, Sup Me Lect».


E non è solo questo modo inconscio che tutti abbiamo di narrare l’Altro che Toni Morrison mette in risalto. Risale all’origine del suo proprio modo di narrare le storie nei romanzi che ha scritto. L’episodio che racconta proprio all’inizio del libro è, secondo me, spettacolare.


”Giocavamo ancora sul pavimento, io e mia sorella, perciò sarà forse stato il 1932 o il 1933 quando sentimmo dire che lei sarebbe venuta.

Millicent MacTeer, la nostra bisnonna. Figura leggendaria, spesso citata, aveva in programma di andare a trovare tutti i parenti della zona. Viveva in Michigan, ed era una levatrice assai richiesta. Il suo arrivo in Ohio era molto atteso, poiché lei era ritenuta la saggia, maestosa, indiscutibilmente matriarca della famiglia. La maestà fu evidente quando, appena fece il suo ingresso, accadde qualcosa a cui non avevo mai assistito: senza bisogno di sollecitazioni, tutti i maschi si alzarono in piedi. Finalmente, dopo una serie di visite presso gli altri parenti […] salutò mia madre. Poi, fissando me e mia sorella, si accigliò […] e disse: « Queste bambine sono adulterate».

Mia madre obiettò (con veemenza), ma il danno era fatto. La bisnonna era nera come la pece, e mia madre sapeva esattamente cosa intendesse: noi, le sue figlie, e di conseguenza i nostri parenti più stretti, eravamo contaminati, non puri.”


Già a quest’età s’insinua in Toni Morrison (nata nel 1931) il concetto di identità. E quindi di alterità. Ciò di cui si va alla ricerca in tutto il libro è proprio la comprensione che esiste un equilibrio macabro tra queste due nozioni applicate nella vita reale. E a me sembra di aver capito che per costruire una identità sia fondamentale non il concetto di alterità, ma una pura sensazione. La sensazione umana di autentica appartenenza. Appartenenza non ad una razza specifica, ma, come la chiama la stessa Toni Morrison, alla razza umana nel suo complesso.



3 > A proposito di come e quando ho letto questo primo libro del 2020. In treno, in bus, a piedi e tutte le volte in cui sarà possibile farlo, trasformerò il telefono in un lettore digitale di musica e aprirò un libro. Ho iniziato il primo giorno di gennaio e sto cercando di continuare, non è così difficile. Se anche voi siete curiosi e vi piace leggere, potrebbe diventare un’abitudine. E le abitudini, se non sono imposte da altri, non sono poi così male. Se le scegli tu, ti ci puoi affezionare. Leggendo puoi riempire di contenuti nuovi un’attività abitudinaria, no?




Breve bio di Toni Morrison

Toni Morrison, il cui nome reale era Chloe Anthony Wofford, è stata la prima scrittrice afroamericana a vincere il Premio Nobel per la Letteratura nel 1993. È nata nel 1931 in Ohio, Stati Uniti, ed è morta a 88 anni a New York, nel 2019. Ha lavorato come editor per la casa editrice Random House di New York, curando la pubblicazione di molti autori afroamericani. Ha scritto vari romanzi e ha vinto il Premio Pulitzer con Amatissima (Beloved). L’origine degli altri è un saggio pubblicato nel 2017.

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