Il quinto mese dell’anno e il Quarto Stato

Aggiornato il: mag 13


Il primo maggio di quest’anno, come tutti, sono rimasto a casa. Mi è sembrata un’ottima opportunità per fare qualcosa di diverso e così ho iniziato la giornata studiando il quadro di Pellizza da Volpedo, il Quarto Stato. Ho scoperto che quando scrivo un racconto faccio proprio come Pellizza per realizzare qualcosa che mi convinca. C’impiego parecchio.




Tutto per lui è partito da una manifestazione di operai in una piazza italiana nel 1891.


Pellizza assiste alla protesta e rimane impressionato dalla scena tanto da appuntarsi quest’evento sul suo diario. Comincia così il primo abbozzo di un’opera che per ora prende il titolo di Ambasciatori della fame. Ritrae una rivolta operaia nella piazza Malaspina a Volpedo, in provincia di Alessandria.

In primo piano, dietro a una piccola folla in protesta, ci sono tre soggetti. La scena è vista dall'alto e c’è una grande ombra sul terreno in primo piano.


Sempre 1891. Pellizza prepara un’altra opera che intitola Piazza Malaspina a Volpedo: è una topografia di Volpedo eseguita «dal vero». È un altro pezzo del puzzle che poi userà per lo sfondo delle versioni successive.


Nel 1892 Pellizza produce un’altra versione di Ambasciatori della fame.


Nello schizzo del ‘92 aggiunge un gruppo di donne alla folla di operai.


Nel ‘95 realizza un dipinto ad olio che intitola La Fiumana.


Il soggetto di partenza è lo stesso di Ambasciatori della fame ma, da alcune riflessioni che Pellizza annota nel suo diario, capiamo che non è più interessato a rappresentare solo i contadini di Volpedo, bensì un'intera parte della società che soffre e che vuole rivendicare i propri diritti con una lotta «serena, calma e ragionata».

Ne La Fiumana la quantità di persone presenti sullo sfondo aumenta, la gamma luminosa si diversifica e, soprattutto, il punto di vista muta. In Ambasciatori della fame la scena era vista dall’alto, mentre qui la visione si abbassa per dare maggiore impatto alla presenza e alla comprensione del punto di vista della folla che avanza.


La Fiumana è pronta nel 1895.


Ma Pellizza da Volpedo non è soddisfatto. E tre anni dopo, nel 1898, tra il 6 e il 9 Maggio, una parte della popolazione di lavoratori di Milano scende in strada per protestare contro le condizioni di lavoro aberranti e l'aumento del prezzo del pane avvenuto nei mesi precedenti. L’Italia (il cui presidente del consiglio era Antonio Starabba, marchese di Rudinì) dichiara lo stato d'assedio e passa i poteri al generale Fiorenzo Bava Beccaris che soffoca le proteste usando i cannoni all'interno della città e massacrando un gran numero di persone.


È in questo contesto che Pellizza da Volpedo decide di rimettersi al lavoro e trasforma La Fiumana ne Il cammino dei lavoratori.

Qui si concentra di più sui lavoratori e sul loro incedere verso l'osservatore. Senza violenza, ma con fermezza e pacatezza, camminano e si mostrano come sono, con molti più dettagli realistici rispetto a prima e con una gamma cromatica che ora tende ai colori caldi. “Con la scienza dei colori posso avere più coscienza di ciò che faccio” dice Pellizza in una lettera ad un amico.


Ed è questo il punto anche nella scrittura. Almeno per me. Per esempio, rispetto al ritmo, quando scrivo un racconto lo leggo, poi lo correggo e lo rileggo ad alta voce. Provo a scoprire se la cadenza che avevo in testa quando ho buttato giù le parole è la stessa che ascolto quando pronuncio le parole. Mi concentro soprattutto sulle pause e cerco di fare attenzione alla respirazione mentre leggo ad alta voce. Se qualcosa non mi convince, riscrivo e rileggo tutto da capo diverse volte.


Non dico di esser mai riuscito a creare qualcosa di così bello e armonico come Il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo, eh. Dico solo che provo a fare del mio meglio.


Ma dopo quanto tempo Il cammino dei lavoratori si è trasformato ne Il Quarto Stato?


Ci sono voluti 3 anni di lavoro. Nel 1901 Pellizza da Volpedo posa il pennello e cambia il titolo della sua opera.


Che poi, cos’è il Quarto Stato?


È un’espressione usata dal filosofo Ferdinand Lassale per definire la classe operaia; deriva dalle formulazioni di Hébert e di Babeuf (due rivoluzionari francesi), che, nel corso della Rivoluzione, contrapposero il nascente proletariato al Terzo Stato, la borghesia. A pagina 210 del libro Lo Stato di Henri Lefebvre si racconta di come Lassale, il 12 aprile 1862 prese per la prima volta la parola davanti a una grande assemblea operaia e vi annunciò il prossimo avvento del Quarto Stato, invitando gli operai a reclamare il suffragio universale.


Il titolo Il Quarto Stato era senz’altro più in linea con il messaggio universale che, all’inizio del ‘900, Pellizza da Volpedo voleva trasmettere attraverso la sua opera. Da una piazza di Volpedo nel 1891 era arrivato - con metodo, lavoro, ripensamenti e integrazioni - al resto del mondo.


Le vicende che riguardano l’esposizione e l’accoglienza della sua opera in Italia sono ancora più interessanti. Vi saluto con una frase tratta dal diario di Pellizza da Volpedo che mi piace tenere come riferimento nella vita quotidiana:


«La questione sociale s'impone; molti si son dedicati ad essa e studiano alacremente per risolverla. Anche l’arte non dev'essere estranea a questo movimento verso una meta che è ancora un’incognita ma che pure si intuisce dover essere migliore a petto delle condizioni presenti».


A proposito di questione sociale: un pensiero fraterno va a Luis Sepúlveda, perché certi scrittori ti sono più vicini degli amici, a volte.



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